In Frantumi Sotto Le Stelle - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
Questo dipinto è l’ultimo della serie di opere realizzate su cartoni telati prima di passare alle tele canoniche in cotone e mi ha regalato la soddisfazione di poter affermare di aver concluso in bellezza: è una di quelle poche opere di cui sono e resto profondamente compiaciuto, a maggior ragione in considerazione di come nasce.
Già, perché in realtà questa opera “sorge sulle ceneri” (immagine non casuale) di un’altra, la quale, diversamente da questa, ha finito presto per non piacermi più. Si chiamava “Nascita della Fenice” (appunto).
In verità non era affatto un dipinto spiacevole, ma non mi aveva mai convinto sufficientemente per sopravvivere a lungo alla mia perplessità. Infatti, man mano che realizzavo altre opere, mi distaccavo emotivamente sempre di più da questa.
Così, quando giunse il momento di chiudere con i cartoni telati e passare a un nuovo registro su supporti più importanti, decisi di rompere (l’arte è come la vita…).
Quindi non solo coprii la povera fenice, ma la usai impietosamente come banco di prova per sperimentare gli inchiostri acrilici.
Sì, lo so, sono stato un mostro insensibile! 🥸
Insomma, che dire, il banco di prova alla fine si era tramutato in un bel dipinto interamente realizzato con gli ink acrilici e nient’altro.
Ovviamente, trovare il coraggio per fare tabula rasa con le proprie creazioni è fisiologicamente difficile; ma a volte, come in questo caso, si rivela una scelta premiante, non solo alla luce del risultato ottenuto, ma soprattutto per avermi concesso di fare un’esperienza costruttiva con degli strumenti mai usati prima, che da quel momento sono diventati per me irrinunciabili.
Oasi Siderale - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
Quando ho realizzato questo dipinto mi sentivo me stesso: “verde”…
Capita…? 😅
Vabbè, insomma, volevo provare a dipingere la vista aerea di un paesaggio. Ho iniziato quindi stendendo un po’ di pasta granulosa per ricavare una texture adeguata all’intento. Finito il dipinto, però, percepivo una carenza di carattere; insomma, lo trovavo piacevole ma sentivo la mancanza di un tocco più personale. Così ho cercato di allontanarmi dal tema quanto basta, aggiungendo giusto qualche dettaglio più astratto.
Credo di aver portato a casa il risultato, peccato “solo” di aver cannato il titolo 🤦🏻♂️
Eh già, non mi garberà mai, ma ormai è riportato indelebilmente sul retro del dipinto. Col senno di poi avrei titolato: “Oasi Smeralda”.
Vedremo, magari in futuro, chissà, in barba alla buona creanza, potrei barbaramente bianchettare il titolo per riscriverci allegramente sopra, come si faceva a scuola ai miei tempi 🥳
Comunque, sarò di parte, ma a me il “verde” piace…
Capita…? 😅
Nebulosa Del Dragone - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
Non sono mai stato un amante dell’arancione e così ho pensato bene di realizzarci un intero dipinto 😅
In realtà volevo semplicemente mettermi in gioco con un colore che non mi appartenesse. Devo ammettere che, nonostante tutto, giocarci è stato divertente e dal risultato penso che questo traspaia.
Entrando più nel dettaglio: volevo cimentarmi specificatamente in uno stile nuvoloso/nebuloso, ma, come per il dipinto che ho realizzato successivamente — “Oasi Siderale” (sì, lo so, è un titolo del cavolo) — mancava qualcosa che conferisse un po’ di carattere in più. Così, preso da un impeto di incoscienza, ho scaricato una pennellata di getto e voilà, il drago è servito 😅
Insomma, ho chiesto un po’ di carattere in più e ho ricevuto un cavolo di drago! Non posso certo lamentarmi 😆
Cellula - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
Per questa opera mi ero ispirato a un dipinto che mi era finito sotto gli occhi sfogliando i social. Mi piacevano le geometrie morbide, pulite e minimali realizzate in mascheratura a mezzo tape. Una vera sfida per uno compulsivo come me, dal linguaggio artistico nevrotico.
Così, armato di pazienza — per me una sconosciuta — cominciai.
Incredibilmente riuscivo a stare sul pezzo!
Che dire, ero partito davvero bene e poco dopo la prima forma l’avevo portata a casa.
Peccato che, manco a dirlo, alla prima sbavatura, BOOM: i buoni propositi, la pazienza e anche il lavoro svolto impeccabilmente fino a quel momento, saltati per aria.
Nada, non ce l’aveva fatta.
Così afferro la pasta e comincio a texturizzare tutto, proseguendo poi a dipingere nella consona modalità “schizofrenica” che più mi si confà.
A delirio ultimato, mi prendo un momento per valutare lucidamente il mio operato e non mi dispiace affatto, perché era esattamente quello che volevo fare, ma in una maniera, diciamo, onesta, personale e quindi più fedele a me stesso.
Ok, ma in soldoni, che cosa avevo realizzato? 🤔
Beh, mentre ci pensavo, mia nipote di 11 anni si affaccia alla porta per accennarmi un saluto, incuriosita volge lo sguardo verso il dipinto e, dopo un paio di secondi, spara:
“È UNA CELLULA!”
Al che, la mia faccia —> 😮
Vele Nel Blu - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
L’opera prima non si scorda mai…
Sono andato a braccio con l’idea ben chiara di realizzare delle vele in mezzo al mare senza sapere se ne fossi capace; poi, giusto per complicare ancora di più le cose, decisi pure di usare la pasta modellante per la prima volta.
Capito, sì?
Cioè, il fatto che già al primo tentativo con la pittura non sia riuscito a restare sul semplice, cimentandomi subito con soggetti mai affrontati e prodotti mai usati, la dice lunga sulla mia assennatezza 🙄
Comunque sia, col senno di poi, mi sento di dire che non me la sono cavata affatto male.
Un bel battesimo del fuoco con un bel paesaggio marittimo.
Chiaro di Luna al Tramonto - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
La storia dietro questa opera è particolarmente intricata.
Ero partito con l’intenzione di creare dei paesaggi acquarellati con l’acrilico, uno per ogni stagione e in contrapposizione tra loro. L’idea era bella, ma la realizzazione non altrettanto (un giorno ci riproverò).
Per cui, visto che un lavoro ragionato non aveva funzionato, decisi di cambiare marcia e di mettermi in folle (che mi è più congeniale), ovvero di entrare in modalità “ultra istinto” (cit. da nerd).
Quindi feci brutalmente tabula rasa, sciogliendo il colore con una spugna; poi, non contento, cominciai pure a grattare fino a danneggiare la superficie del supporto stesso, per conferire una sorta di “effetto invecchiamento”.
A quel punto erano sopravvissute soltanto delle parvenze di ombre scure di alberi in lontananza, che spuntavano da un terreno arido e desolato, sotto un cielo spoglio e ossidato.
Un po’ post-nucleare, ma mi piaceva. Peccato che il flusso creativo, ancora lontano dal prendersi una pausa, fosse di tutt’altro parere…
Così, in preda a deliri di onnipotenza, pensai di trasformare quel paesaggio sterile e desertificato in uno fertile e luminoso; cioè, in pratica, di terra-formare 😂
Il primo giorno quelle ombre scure divennero alberi splendenti; il secondo, la terra arida divenne acqua cristallina; il terzo, il cielo ossidato divenne un cielo lunare con nuvole sparse (con probabilità di pioggia); il quarto, il temerario tocco personale in modalità “o la va o la spacca”...
La spacca: spaccai il paesaggio in settori contrapponendo al chiaro di luna un tramonto; così, tanto per fare lo sbruffone.
Il quinto giorno mi riposai. Prediligo la settimana breve… 😂
Cromatìa - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
Qui ero partito con l’idea chiara di realizzare la mia prima opera materica. Procedo alla stesura della pasta in grande quantità, la modello senza starci a pensare troppo e, dopo l’asciugatura, stendo il colore.
Beh, non ci crederete, venne… una bella cagata 😆
Amici cari, non sarebbe realistico pensare di riuscire bene alla prima botta in ogni intento... Eh, magari.
E in questi casi è opportuno essere onesti con se stessi e con chi segue il nostro lavoro, quindi, quando si fa una bella cagata, non ci si deve vergognare di ammetterlo 😓
Scherzi a parte, il risultato fu talmente deludente da non provare neppure quel bisogno fisiologico di porre rimedio che di solito mi assale perfino quando faccio bene 🤦🏻♂️
Quindi, seraficamente, riposi il dipinto in un angolo senza grande afflizione e proseguii a riversare le mie energie nella realizzazione di altre opere.
Così passano i mesi, poi un anno, poi altri mesi e, dopo una serie di opere soddisfacenti e dopo aver affinato varie tecniche con validi risultati, pensai che poteva essere giunto il momento per tentare di dare un senso nuovo a quel fallimento abbandonato in un angolo a prendere polvere.
Non elaborai chissà quale piano machiavellico, né fui attraversato da chissà quale ispirazione mirabolante; semplicemente ci lavorai in maniera serena ed equilibrata, senza pretesa alcuna ma, evidentemente, con maggiore consapevolezza tecnica, artistica e mentale, affinata nel tempo trascorso a dipingere e a sperimentare fino a quel momento.
Beh, non ci crederete, venne… bene questa volta!
Pensavate al bis, eh? 😆
Insomma, emerse un’opera molto piacevole, impreziosita anche dal fatto stesso di essere stata edificata su quello che avevo considerato, impropriamente, un fallimento.
La lezione che imparai in quella occasione fu infatti che nell’arte il fallimento è solo uno dei vari strati che compongono il successo.
Stick Land - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
A dispetto della leggerezza del tema, la realizzazione di questa opera è stata particolarmente laboriosa.
Mi ero ispirato allo stile di un’artista che crea piccole opere materiche combinando pasta modellante e colori addensati a mezzo medium. L’idea era sia di testare questi coadiuvanti, sia di mettermi alla prova attraverso una tecnica che non mi appartenesse (in quel periodo, particolarmente, sperimentavo di tutto alla ricerca di un’identità artistica, per definire i miei limiti, per apprendere tecniche, testare medium e colori, ma soprattutto per trovare uno stile congeniale da caratterizzare e personalizzare).
Posso dire serenamente che non trovai difficoltà: lavorare con il colore attraverso queste modalità mi veniva naturale. Così realizzai velocemente 4 settori con l’idea di richiamare 4 geografie differenti e di abitarle con delle figure stilizzate cimentate in attività sportive e ricreative e contestualizzate nei diversi ambienti. Mi sembrava un’idea divertente.
Il problema era lo spazio libero a disposizione, in cui inserire le figure, che risultò molto più limitato di quanto preventivato, pregiudicandone inoltre la proporzionalità che avevo tenuto in considerazione. Riguardo alle proporzioni, chiusi un occhio senza troppe remore: in fondo la natura stravagante dell’opera poteva perdonarne l’imprecisione.
Quindi restava la difficoltà di realizzare delle figure più piccole del previsto, che risultassero comunque dinamiche e dettagliate; inoltre mi preoccupava il rischio che, se non fossero venute precise alla prima botta, sarebbe stato poi complicato intervenire per effettuare le dovute correzioni.
Per cui, prima di tutto, valutai quale strumento utilizzare per disegnarle nella maniera più agevole possibile: quindi optai per marker acrilici a punta fine piuttosto che acrilico e pennello; poi mi parve assennato evitare di cimentarmi nella realizzazione delle sagome direttamente sul dipinto, quanto piuttosto di stabilirne per ognuna preventivamente assetto e collocazione e di addestrarmi a realizzarne i tratti facendo ripetute prove su carta finché fossero venute senza tentennamenti e sbavature.
Feci dozzine di prove per ogni personaggio, una marea.
La strategia funzionò; sebbene, tutto sommato, non mancarono gli interventi correttivi in corsa d’opera e post ultimazione, dettati più che altro dalla solita fastidiosa compulsione maniacale che ogni tanto prende possesso delle mie facoltà 🤯: come l’impulso masochistico di aggiungere molti più elementi di quelli preventivati o perfino di estendere l’opera oltre se stessa coinvolgendo pure il passe-partout 🫣
In conclusione, quest’opera è una delle pochissime rimaste fedeli, dall’inizio alla fine, all’idea da cui scaturisce; un’opera leggera, immediata, senza pretese concettuali, capace di suscitare un sorriso a prescindere dall’orientamento da cui si osserva: ruotare per credere… 🙃
P.S.
Avevo pensato di farci una serie, poi sono rinsavito 😆
Scherzi a parte, è un’idea che non ho ancora abbandonato assieme a quella di rinsavire 😜
Oscurità Materica - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
Questo dipinto è curioso perché è un po’ come l’ultima pagina di un manoscritto in corso d’opera.
Già, perché questa tela (una delle primissime) l’avevo specificatamente riservata a uso didattico: quindi, all’occorrenza, la utilizzavo per fare pratica con i ferri del mestiere, per scaricare spatole e pennelli e per sbizzarrirmi con qualche idea malsana.
Quindi, a furia di prove e scarabocchi, quando si saturava lo spazio a disposizione sulla tela, ovviamente restava ogni volta una massa informe di colore. A quel punto, come esercizio creativo, tentavo di dare un senso a quel disordine, provando a tirare fuori qualcosa di figo da quel caos; se poi il tentativo andava a vuoto, amen: la tela tornava a essere destinata all’uso didattico per un altro giro, fino alla prossima saturazione e così via, strati su strati, pagine su pagine, cicli su cicli… Insomma, una giostra continua, finché una volta la fermai: forse il tentativo di dare un senso al caso era andato a segno.
Rinascita - Acrilico su tela 40 x 30 x 2,5 -
A dispetto della natura morta rappresentata, la morte è solo apparente: la storia di quest’opera, infatti, ne rivela al contrario la natura viva…
— Una sequenza di giochi di parole niente male 🤓 —
In principio fu un piccolo scampolo di tela, avanzato al termine di un rotolo e poi destinato a fare da supporto per qualche schizzo.
Un giorno afferrai del carboncino e così, di getto, vi accennai delle mani.
Ok, non male, ma l’istinto di sperimentare era tutt’altro che estinto — coi giochi di parole oggi vado forte 💪🏻 — quindi perseverai a nutrire le fameliche velleità creative, ma queste risultarono presto insaziabili.
Allora cambiai marcia e cominciai a operare in maniera sottrattiva (dalla quinta alla retro “passando per folle”, non dico altro 😆).
Insomma, a un certo punto mi ritrovai, come i salmoni, a risalire controcorrente (il flusso creativo); non stavo più neppure pensando a cosa stessi facendo e cosa volessi fare: semplicemente dipingevo.
Perseverai in questo stato, aggiungendo, alterando, sottraendo fino a erodere la composizione, finché a un certo punto non rimase più nulla.
Sì, proprio nulla, ma nulla nulla.
Dal vuoto bianco al nero tacito (un nuovo colore 😅).
A quel punto cessai ogni attività e, quando mi soffermai a considerare tutto il percorso creativo dietro a quest’opera, rimasi profondamente ammaliato dall’abisso oscuro che l’aveva inghiottita.
Già, perché mi resi conto che questa volta il viaggio stesso era l’opera, mentre il nulla che attendeva alla fine ne era solo l’ultima tappa; così come un film non è il suo ultimo fotogramma, una vita non è il suo ultimo respiro o uno spettacolo non è il suo ultimo atto; non solo, almeno.
Caspita, devo ammettere che il fascino di quella oscurità era potente e, in un’altra occasione, avrei “ceduto al lato oscuro” lasciando l’opera così come venne; ma in quel momento della mia vita mi sentivo più Jedi che Sith…
Così decisi di riscrivere il finale: l’oscurità non doveva essere definitiva.
Conscio quindi del cosa, ma ignaro del come, lasciai che a guidare la mia mano nel sequel dell’impresa fosse l’istinto rinnovato da quella lucida convinzione.
Cominciai semplicemente illuminando il buio incontaminato, spatolando timidamente colore per poi sfumarlo energicamente. Nient’altro. L’istinto non suggeriva altro.
Solo quando compresi di essere prossimo a ultimare l’opera, realizzai che, dalle trame tracciate senza cognizione alcuna, si delineava sorprendentemente l’immagine più significativa che si potesse concepire con cognizione.
In fondo, quale epilogo più appropriato si sarebbe potuto destinare al vuoto se non riempirlo di vita e speranza?
La vita fiorisce su tutto, quasi dal nulla, e la presenza di ciò che l’ha preceduta, pur se consumata dal tempo finanche a eclissarsi nell’oscurità, non è mai davvero perduta, quanto piuttosto celata alla memoria nelle profondità della storia e lì custodita, ma sempre a un solo ricordo dalla rinascita.
E così il lato nascosto dell’opera stessa resterà sempre a testimonianza dell’esistenza di ciò che l’ha preceduta…
Girare per capire 🔄 (avendo l’opera sottomano, però 😉).
Insomnia - Acrilico su tela 40 x 40 x 2,5 -
Questo è un altro dipinto che nasce sull’avanzo di un rotolo di tela riservato a banco di prova, ma che alla fine si riscattò da un così misero destino.
Un giorno, pensando di smaltire questo “lembo” di cotone, ci scaricai sopra caoticamente dell’avanzo di colore che spiaccicai e spalmai con la spatola, senza velleità creative, ma solo per sfogo catartico alla fine di una giornata un po’ nera.
Catarsi però non pervenuta, anzi: guardando quello scampolo di tela aggredito dai miei impeti funesti, fui assalito dal rifiuto per quella informità e dall’impulso irrefrenabile di darle un senso.
L’avevo compreso subito: sarebbero stati cavoli amari 😓 (dal titolo si era capito, credo 😅).
E infatti mi ritrovai alle prese con quella che si rivelò l’opera più impegnativa e stressante che avessi realizzato.
Ebbene sì, perché, in primo luogo, un simile taglio cubista venne suggerito direttamente da quel pantano, quindi non ebbi scelta: era l’unica via percorribile per restare fedele a quell’impulso, da cui l’impresa era partita, di dare un senso; per cui fare tabula rasa sarebbe stato un “no sense” da manuale. In secondo luogo, tratti e geometrie puliti erano — e sono — quanto di più lontano dal mio registro creativo, che è sensibilmente più frenetico e compulsivo.
Così, a colpi di linee e colori, cominciai pian piano a tirar fuori, una ad una, tutte le forme sepolte che intravedevo (ce n’era una moltitudine tale da richiedere l’intervento della protezione civile 😅).
Quando terminai con le operazioni di salvataggio, mi resi conto che tutti quegli elementi, per quanto variegati per forma e colore, apparivano tutt’altro che vivaci e dinamici; anzi, si accalcavano appiattendosi tra loro.
Quindi mi venne l’idea di adoperare i marker acrilici per vivacizzare ombre, contorni e contrasti.
Fu la prima volta che li usai e servirono allo scopo meglio di quanto sperassi (un altro episodio, inaspettatamente fortuito a dispetto dell’incipit, che si rivelò quindi anche un’opportunità per scoprire e provare qualcosa di nuovo, di cui altrimenti avrei potuto non fare esperienza. Eh, l’arte è come la vita…).
Dai, era fatta! L’obiettivo di dare l’agognato senso al parto spento di uno sfogo ottenebrato era stato raggiunto; peccato che l’opera fosse di tutt’altra idea: non voleva saperne di “tacere”…
Già, perché ogni volta che la guardavo mi suggeriva sempre qualche dannata cosa da tirare fuori 🤦🏻♂️
Fu così per un bel po’, tanto che divenne quasi una routine: capitava che un giorno, guardando il dipinto, scovavo qualcosa e la tiravo fuori, convinto di aver finalmente chiuso l’opera, ma il giorno seguente si ripeteva il processo, finché pure questa dinamica giunse all’esaurimento e il dipinto finalmente “tacque”.
Ora spetta a chi osserva l’opera scovare gli easter egg che la abitano 🐣, ma se sussurra qualcosa meglio ignorare 😁
Pareidolia - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
Una delle primissime opere.
In questa avventura mi divertii a diluire molto il colore, coadiuvando la stesura con la gravità.
Poi, come ero solito fare, aiutai le immagini e le forme suggerite dalla pittura a emergere dalla trama del colore.
Fu anche la prima volta che sperimentai con le penne gel: avevo bisogno di un tratto particolarmente fine per le rifiniture, ma furono spazzate via dal finale (scoprii così che avevano tempi di asciugatura più significativi dell’acrilico 🤦🏻♂️).
Comunque, con un po’ di pazienza — dopo qualche comprensibile imprecazione — riuscii a rimediare.
Gli aspetti interessanti del dipinto sono che, più ci si avvicina per guardarlo, più si mettono a fuoco alcuni dettagli che altrimenti sfuggono allo sguardo e che altri dettagli invece si rivelano solo cambiando la prospettiva di osservazione.
Il titolo dice tutto 😁
Gatti Che Giocano - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
Realizzare questo dipinto è stato un “leopardiano” dolce naufragar…
Quel giorno ero attraversato da una piacevole brezza di creatività scevra dalle conflittualità che sovente mi attanagliano durante il processo creativo.
È stato un vagare beatamente distratto: libero dall’attenzione al dettaglio, dai blocchi della compulsione a perdersi in tecnicismi e dai dirottamenti per gli impulsi a continui cambi di registro.
Solo alla fine dell’opera, riacquistando lucidità, ho azzardato un contropiede:
ho…
in-se-ri-to…
il…
il…
DETTAGLIO!!🫢
Ebbene sì, ma non perché avevo ceduto ai soliti istinti (il che avrebbe dissonato con il mood del processo creativo) bensì per sigillare il “diavolo” (quello nei dettagli…) che si cela dietro di essi 😎
Vabbè, ok, è una supercazzola.
Non ho resistito e c’ho messo dei gatti che giocano, e allora??
Anzi, mi meriterei la spilletta degli “artisti anonimi” per aver retto così a lungo i soliti impulsi; per tipo 2 ore… 🙄
Vele Nel Rosso - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
La mia opera seconda.
Sulla scia della prima, mi venne naturale restare in prossimità del tema e del registro stilistico del mio esordio pittorico, provando però, questa volta, a orientarmi verso un taglio più astratto e a limitarmi a una ristretta rosa di colori, evitando anche ulteriori artifizi per semplificare il processo compositivo.
Un approccio insolitamente assennato ed equilibrato per le mie corde creative… 😆
Cubo Lavico - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
Con questo dipinto mi ero divertito a provare per la prima volta le tecniche di mascheratura.
Dopo varie stratificazioni mi ero trovato davanti a uno spazio freddo e remoto, che, pur evocando in me un distinto senso di solitudine, mi affascinava e inquietava allo stesso tempo.
Sentivo però la mancanza di elementi identificabili che abitassero quell’habitat siderale, ma fu un pensiero lungo appena un battito di ciglia: il tempo di concepirlo e la risposta mi si era già palesata: cubi.
Cubi sospesi in quello spazio indefinito e senza tempo, in uno stato surreale di pace e quiete, vicini ma lontani in solitudine.
Tuttavia, continuavo a percepire un fastidioso senso di incompletezza che, in questo caso, non riuscivo a mettere a fuoco.
Pensai allora di schizzare del colore, lasciando che questa volta fosse un gesto istintivo, irrazionale e acritico, a indicarmi la via.
Un bel rischio, ma ero convinto di doverlo correre.
Ebbene — quando si dice “la fortuna aiuta gli audaci” — l’azzardo mi diede la risposta: quella sferzata di colore sembrava defluire dal cubo come sangue da una ferita aperta.
Era un’immagine molto vivida nella mia mente e per concretizzarla nell’opera mi bastò ricalcarla.
Povero cubo, ha pagato col sangue il prezzo delle mie elucubrazioni 🥺
Inviluppo Floreale - Acrilico su cartone telato 40 x 30 -
Ero partito con il preciso intento di provare la tecnica di un artista che al tempo seguivo con interesse: realizzava opere minimali di stampo floreale con una gestualità che mi solleticava.
Ero molto fiducioso di portare a casa il risultato, in fondo con la composizione di musica minimale avevo sempre avuto una buona intesa.
Ebbene, ero rimasto fedele al piano iniziale ma solo fino a un certo punto, dopodiché, prendendoci gusto, avevo cominciato a stendere pennellate su pennellate, tratti su tratti, una moltitudine… Insomma, il buon proposito minimalista era stato eclissato 😅
In quell’occasione capii empiricamente che effettivamente medesimi registri stilistici declinati attraverso forme d’arte diverse rispondono a sensibilità del tutto differenti.
Almeno però lo spirito del tema l’avevo preservato 😅
Tra Rosso e Nero - Acrilico su cartoncino A4 -
Un giorno avevo preso una pagina usata dal mio sketchbook, su cui feci degli schizzi a matita, per scaricarci il colore dalle spatole e… voilà.
A volte l’arte nasce proprio quando si pensa di fare altro… 😊
Vertigo - Acrilico su cartoncino A4 -
Al termine di una sessione di pittura, mi ero ritrovato con la tavolozza ancora florida di colore. L’idea di darle un colpo di spugna mi addolorava, ma non potevo neppure lasciarla in quello stato… Così presi una pagina vergine dallo sketchbook e, velocemente, senza particolari velleità creative, ci stesi quei rimasugli pigmentati.
Il colore non era tanto, ma sufficiente affinché, una volta trasferito sul foglio, mi offrisse una direzione (anche se non proprio lineare… 😆).
Divenne quindi un progetto collaterale: dopo quella prima stesura istintiva, continuai vorticosamente a riversare sul quel cartoncino il colore che man mano avanzava sulla tavolozza dalle varie sedute dedicate al lavoro principale che stavo realizzando; quando lo ultimai, decisi di chiudere — letteralmente — anche la spirale. Una bella maniera per minimizzare lo spreco del colore e massimizzarne l’impiego con risvolti creativi a volte anche interessanti 😉
Flusso - Acrilico su cartoncino A4 -
Ah, quelle giornate fiacche che impigriscono anche le voglie creative…
In questi frangenti, il pensiero di allestire la postazione per iniziare un nuovo progetto è scoraggiante quanto andare in palestra quando si vorrebbe solo restare a poltrire… 😅
Un sano compromesso può essere d’aiuto: ad esempio allungare la mano, comodamente da seduti, per aprire il cassetto, prendere lo sketchbook e staccarne una pagina, afferrare due colori e un pennello, e poi, senza progettualità impegnative, semplicemente dipingere, vagando con la mente senza averne contezza.
Abbandonarsi al “flusso” è cosa buona e giusta… 🧘🏻♂️
Autunno Sul Lago - Acrilico su cartoncino 25 x 16 -
Ho esordito nella pittura osservando e sperimentando tutte le tecniche e gli stili che mi emozionasse provare. Solitamente me li passavo in rassegna sui social per ore fino a tarda notte; poi me ne andavo a letto sovreccitato al pensiero di cimentarmici l’indomani — da insonne cronico, una manna dal cielo 😅 —
Tuttora non smetto mai di provare cose nuove, ma, durante quella prima fase della mia crescita artistica, era una ricerca esistenziale alla scoperta di un’identità a cui pian piano mi sto avvicinando.
Quindi, in quell’occasione, volevo mettermi alla prova ispirandomi alla tecnica di un artista, che seguivo in quel periodo, con cui realizzava rapidamente paesaggi naturali. Mi trovai particolarmente a mio agio: la realizzazione fu agile e piacevole, peccato solo che non mi sentivo affine a questo stile.
Non sia mai che qualcosa che ci viene semplice ci sia pure congeniale! Eh no, per carità: se non è difficile vade retro... ✝️😅
Regata - Acrilico su cartoncino 22 x 20 -
Un giorno uno scarico di colore su sketchbook mi parve una vela… e così, uno scarico dietro l’altro, una vela dietro l’altra e la regata era pronta per salpare… ⛵️⛵️⛵️
Scaricare il colore sopravvissuto sulla tavolozza è ormai connaturato al mio processo creativo: un flusso parallelo che ho imparato a non sottovalutare, perché mi concede una pausa dalla frenesia del controllo e dall’oppressione dell’impegno preso con la tela di portare a compimento l’opera che dovrà abitarla.
Insomma, mi alleggerisce della conflittualità con cui vivo il processo creativo e, al tempo stesso, delinea uno spazio creativo a sé, da cui adoro farmi sorprendere, perché capace di regalarmi ogni tanto piccole gioie inattese.
Alberi Cromatici - Acrilico su cartoncino 25 x 15 -
Volevo cimentarmi con lo stile delicato di un artista che acquerella gli acrilici direttamente su tela lasciandoli liberi di defluire per delineare immagini e forme in maniera spontanea.
Così ho provato e davanti a me si è rivelato un cielo velato riflesso in uno specchio d’acqua variopinto.
Io mi sono limitato a tracciare qualche ramo con l’estremità dell’impugnatura di un pennello.