Quarta opera della serie “Rainbow”
Con questa ultima elucubrazione ho cercato di raffigurare l’atto impetuoso della manifestazione delle emozioni mentre emergono dalle profondità di quella insondabile dimensione limbica che esse costellano, riversandosi sulla vita in un caleidoscopio di forme e colori.
I principi cardine del mio linguaggio creativo — che mi prefiggo di raccontare in questa serie di opere — sono più o meno discrezionali; tra questi, però, la sfera emozionale è chiaramente la più universale: è la particella fondamentale del linguaggio artistico stesso su cui si erge il ponte tra arte ed esperienza sensibile, tra la creazione e la percezione che si ha di essa.
D’altronde le emozioni sono architetture indefinite dell’anima: strutture variegate sospese in profondità eppure in moto perpetuo tra armonia e dissonanza, che si scontrano, si respingono, si fondono in attesa di rivelarsi in forme mutevoli e sfumature variopinte.
Volenti o nolenti, nel bene o nel male, nonostante la complessa varietà, tutte concorrono egualmente all’intima unicità del proprio essere, mentre ne governano l’esistenza in questo vasto oceano che è la vita.
Lo so, su questo tema a Battisti son bastate 5 parole per fare la storia… però lui c’aveva Mogol 🤓
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