5ª opera della serie “Rainbow Life”.
Questa volta mi sono prefissato di raffigurare nientepopodimeno che il divertimento!
Ebbene sì, ma mica in senso vago o generico — eh, troppo semplice — quanto piuttosto nella sua forma più autentica: pura e selvaggia, insomma, quella infantile, quando lo spirito era scevro da pregiudizi, regole e controllo.
Credo infatti fermamente che i bambini siano i grandi artigiani del divertimento, detentori di una sapienza che con il tempo purtroppo si fa evanescente e di una maestria che con l’esperienza tende ad arrugginirsi.
Quindi, per trovare una guida e l’ispirazione nella realizzazione di questa opera, ho frugato tra le trame della memoria per ripescare reminiscenze remote, quando giocare era una vocazione, per rivolgermi al mio io fanciullesco 👶🏻
Pascoli docet…
E così nella mia testa mi sono raffigurato il divertimento come un’esplosione dinamica di colori pieni e vivaci che si scontrano, si mescolano, finanche a liquefarsi, schizzando e “imbrattando” lo spazio che li confina animandolo con trame vigorose, disordinate, a tratti perfino pasticciate, ma sempre in piacevole armonia, grazie a quella meravigliosa trascendentale ingenuità, da cui scaturiscono, che non concepisce conflitti.
Per questa ragione l’opera è tesa con speranza a rinfrescare le menti “ingrigite” dalla vita, riportandole indietro a quando erano libere di esprimersi senza vincoli e timori alcuno; quando, lasciare che le cose accadessero senza preoccuparsi di risultati e giudizi, era lo stato naturale; insomma, quando la felicità era, banalmente, la libertà di fare insieme, semplicemente, casino! 🎉🎊
P.S.
Una curiosità tecnica.
Il soggetto dell’opera mi ha dato l’opportunità di sperimentare, anzi — per restare in tema — di “giocare” finalmente con i colori fluo e il pouring, divertendomi in particolare con quest’ultimo nella realizzazione di colate e macchie stilizzate tipo cartone animato, che nel mio immaginario ricordano il tempo in cui da bambini si trafficava spensieratamente con i colori
4ª opera della serie “Rainbow Life”.
Con questa ultima elucubrazione ho cercato di raffigurare l’atto impetuoso della manifestazione delle emozioni mentre emergono dalle profondità dell’insondabile dimensione limbica che esse costellano, riversandosi sulla vita in un caleidoscopio di forme e colori.
I principi cardine del mio linguaggio creativo — che mi prefiggo di raccontare in questa serie di opere — sono più o meno discrezionali; tra questi, però, la sfera emozionale è chiaramente la più universale: è la particella fondamentale del linguaggio artistico stesso su cui si erge il ponte tra arte ed esperienza sensibile, tra la creazione e la percezione che si ha di essa.
D’altronde le emozioni sono architetture indefinite dell’anima: strutture variegate sospese in profondità eppure in moto perpetuo tra armonia e dissonanza, che si scontrano, si respingono, si fondono in attesa di rivelarsi in forme mutevoli e sfumature variopinte.
Volenti o nolenti, nel bene o nel male, nonostante la complessa varietà, tutte concorrono egualmente all’intima unicità del proprio essere, mentre ne governano l’esistenza in questo vasto oceano che è la vita.
Lo so, su questo tema a Battisti son bastate 5 parole per fare la storia… però lui c’aveva Mogol 🤓
1ª opera della serie “Rainbow Life”.
Questa opera segna un nuovo capitolo nella mia crescita creativa: sancisce il passaggio a tele significativamente più importanti in risposta a una nuova esigenza di maggiore libertà espressiva, ma il timore di approdare a spazi più vasti si è disciolto assieme alla prima passata di colore 🥹
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